
Il Kastro di Skopelos
Un’acropoli, una torre, una piazza
Nel punto più alto della Chora, dove finiscono le scale e si apre la vista sul porto, si ergono le mura del Kastro. Furono innalzate sull’acropoli dell’antica Peparethos, restaurate dai Veneziani, assediate dai Bizantini e saccheggiate dagli Ottomani. Oggi vengono illuminate ogni sera, e la piccola piazza lastricata ai loro piedi si riempie di tavoli e di musica. Questa è la storia del luogo.
L’acropoli di Peparethos
La Chora di Skopelos di oggi è costruita sopra la città antica. Nell’antichità l’isola si chiamava Peparethos e la sua città si stendeva sulla stessa collina, sopra la stessa baia. La leggenda ne attribuisce la fondazione a Stafilo, figlio di Dioniso, e il suo vino fu lodato da Sofocle fino a Plinio. Peparethos fu membro della Lega di Delo, batté moneta propria e conobbe gli eserciti di Filippo V di Macedonia.
La sua acropoli si trovava esattamente qui, in cima alla Chora. Le mura medievali non partirono dal nulla. Seguirono la linea della cinta antica e ne riutilizzarono le fondamenta. In diversi punti si distinguono ancora i grandi blocchi ben squadrati dell’età classica sotto la muratura medievale.
A pochi metri dalle mura si trova la chiesa di Agios Athanasios. È considerata la più antica chiesa superstite dell’isola, datata all’XI secolo, e la tradizione locale la vuole costruita sopra un antico tempio di Atena. L’interno è decorato da affreschi del XVII secolo. È il testimone più silenzioso della continuità di questo luogo: culto sopra culto, pietra sopra pietra.
Le mura bizantine e i Ghisi
Nei secoli bizantini la fortificazione della Chora seguiva la stessa linea antica. Era un villaggio murato più che un castello, sufficiente a proteggere gli abitanti dalle incursioni dei pirati che tormentavano l’Egeo.
Nel 1204 la Quarta Crociata prese Costantinopoli e l’Impero bizantino si disgregò. Le isole dell’Egeo furono divise fra avventurieri veneziani. Nel 1207 il veneziano Geremia Ghisi conquistò Skopelos, Skiathos e Skyros e ne divenne signore, mentre il fratello Andrea prese Tinos e Mykonos.
Sotto i Ghisi il castello fu restaurato e prese la sua forma definitiva. Non era grande. In sostanza era una massiccia torre sull’acropoli antica, che controllava la baia e l’imboccatura del porto. La sua vera difesa era il borgo stesso: un labirinto di vicoli stretti e ripidi, interrotti da archi bassi, che rendeva ogni avvicinamento lento ed esposto. Nel 1260 Skopelos compare in un elenco ufficiale di fortezze come piazzaforte veneziana.
Licario e l’estate senz’acqua
Michele VIII Paleologo, che riprese Costantinopoli nel 1261, voleva indietro le isole. Lo servì un cavaliere lombardo dell’Eubea, Licario, che aveva cambiato campo ed era salito al grado di ammiraglio dell’imperatore. Intorno al 1277, con una flotta bizantina, si rivolse contro le Sporadi settentrionali.
Il castello di Skopelos era ritenuto inespugnabile. Licario però ne conosceva la debolezza: non aveva una propria fonte d’acqua. Lo assediò nel cuore dell’estate e attese. Dopo un lungo assedio la guarnigione si arrese per la sete. Filippo Ghisi, signore dell’isola, fu mandato in catene a Costantinopoli. Poco dopo caddero Skiathos, Skyros e Amorgos.
Venezia non si arrese subito. Nel 1299 una flotta veneziana riprese per breve tempo l’isola. Il trattato del 1302, però, restituì la maggior parte delle isole a Bisanzio, eccetto le Cicladi. Skopelos restò bizantina per quasi un secolo.
Fra due imperi
Il XIV secolo fu il secolo dei pirati. Intorno al 1390, durante le incursioni ottomane nell’Egeo sotto Bayezid I, l’isola cadde per la prima volta in mano ai Turchi. L’occupazione non durò. Il trattato di Gallipoli del 1403, dopo la sconfitta di Bayezid da parte di Tamerlano, restituì Skopelos ai Bizantini.
Nel 1453 Costantinopoli cadde e Bisanzio si spense. Gli abitanti di Skopelos dovettero scegliere. Intorno al 1454 chiesero la protezione di Venezia e consegnarono l’isola alla Serenissima. Per circa ottant’anni Scopelo, come la chiamavano i Veneziani, fu un piccolo avamposto della Repubblica nell’Egeo settentrionale.
Nel 1538 Khayr al-Din Barbarossa, ammiraglio della flotta ottomana, conquistò e saccheggiò l’isola. Fu una delle estati più buie nella storia di Skopelos. Nel 1540, alla fine della terza guerra veneto-ottomana, le Sporadi settentrionali passarono formalmente all’Impero ottomano. Il castello aveva ormai perso il suo significato militare.
I secoli ottomani e la città delle chiese
Il periodo ottomano a Skopelos ebbe un carattere particolare. Sull’isola non si insediò mai una popolazione turca stabile. Gli isolani pagavano le tasse, conservavano la propria amministrazione locale e godevano di privilegi che altri luoghi non conobbero. Il vino, l’olio e le navi portarono prosperità.
Quella relativa libertà si legge nelle pietre. Dopo il 1538 seguì un’esplosione di costruzioni religiose. La sola Chora conta più di centoventi chiese e cappelle, in gran parte private, spesso aperte solo nel giorno della festa del loro santo. L’intera isola supera le trecentosessanta. Campanili e cupole segnano ogni svolta della salita verso il Kastro.
I Veneziani partirono, ma lasciarono tracce. Cognomi di famiglie di Skopelos, toponimi e parole del dialetto locale conservano ancora radici italiane. Lo stesso nome Kastro è una parola che ha viaggiato. Il 3 febbraio 1830, con il Protocollo di Londra, Skopelos entrò a far parte del nuovo Stato greco.
L’architettura della Chora
La Chora di Skopelos è dichiarata dal 1978 insediamento tradizionale di particolare bellezza, e con ragione. Le sue case sono a due piani, imbiancate a calce, con tetti a quattro falde in lastre di ardesia grigia che brillano dopo la pioggia. Tetti simili sono insoliti su un’isola dell’Egeo e ricordano il Pelion e la Macedonia più che le Cicladi.
L’influenza macedone non è casuale. Costruttori e mercanti della Grecia settentrionale portarono la propria tradizione: balconi di legno e stanze superiori a sbalzo, persiane dipinte di blu profondo, verde e terracotta, porte di legno con architravi intagliati. I cortili si riempiono di bouganville e gelsomini che traboccano dai muri nei vicoli.
Più si sale verso il Kastro, più il borgo si stringe. Le scale diventano più ripide, i vicoli più stretti, gli archi più bassi. È lo stesso labirinto difensivo descritto dalle fonti medievali, solo che oggi non conduce a una guarnigione ma a un panorama.
Piazza Mylos sotto le mura
La via dal porto sale attraverso i vicoli della città vecchia: scalini, archi, piccole chiese, portoni di cortile. Ai margini della città i vicoli lasciano il posto a piazza Mylos, una piazza lastricata di pietra proprio sotto le mura del Kastro.
Dalla piazza lo sguardo abbraccia la baia e l’Egeo aperto. La sera il cielo sull’acqua si tinge di pesca e di rame, le luci della città si accendono una a una e, dietro la piazza, il muro di pietra del Kastro è illuminato con dolcezza.
La musica serale al Kastro è una vecchia abitudine di Skopelos: le taverne intorno alle mura hanno musica dal vivo per tutta l’estate e la gente sale dopo il tramonto per ascoltarla. Quando i tavoli si riempiono e iniziano le prime canzoni, la piazza torna a essere un luogo dove la città si riunisce sopra il mare.
Castello sotto le mura
Il Castello si trova in piazza Mylos, con il muro illuminato del Kastro alle spalle e la baia davanti. Sedie bianche, tovaglie a quadri bianchi e blu, file di lucine tese sopra le pietre. Ha aperto nel 2023 ed è gestito dalla famiglia che dal 2016 gestisce anche il cocktail bar Vrachos, centootto gradini sopra il porto.
Ogni sera della stagione un trio di musicisti, con chitarra, bouzouki e contrabbasso, suona canzoni tradizionali greche sotto le mura. Non è uno spettacolo. È la continuazione di un’abitudine del luogo. Chi sale le scale fino a qui trova un tavolo, un piatto di cucina tradizionale e una vista che ha reso importante questo angolo per duemilacinquecento anni.
Il Kastro di Skopelos
Cronologia
- V sec. a.C.
L’acropoli di Peparethos
La città antica di Peparethos, sul sito dell’attuale Chora, fortifica la propria acropoli. Le fondamenta delle mura saranno riutilizzate da Bizantini e Veneziani.
- XI sec.
Agios Athanasios
Accanto al Kastro viene costruita la chiesa di Agios Athanasios, la più antica chiesa superstite dell’isola, secondo la tradizione sopra un antico tempio di Atena.
- 1204
La Quarta Crociata
I Crociati prendono Costantinopoli. Le isole dell’Egeo passano nella sfera di Venezia.
- 1207
Geremia Ghisi
Il veneziano Geremia Ghisi conquista Skopelos, Skiathos e Skyros. Il castello viene restaurato e prende la forma di una grande torre sull’acropoli.
- 1260
Fortezza veneziana
Skopelos è registrata in un elenco ufficiale di fortezze come piazzaforte veneziana.
- ca. 1277
L’assedio di Licario
Il cavaliere lombardo Licario, al servizio di Michele VIII Paleologo, prende il castello dopo un lungo assedio. La guarnigione si arrende per mancanza d’acqua. Filippo Ghisi è mandato in catene a Costantinopoli.
- 1299–1302
Controffensiva veneziana e trattato
Una flotta veneziana riprende brevemente l’isola. Il trattato del 1302 la restituisce a Bisanzio.
- ca. 1390
Incursione ottomana
Durante le incursioni di Bayezid I nell’Egeo l’isola cade per la prima volta in mano ai Turchi.
- 1403
Il trattato di Gallipoli
Skopelos torna ai Bizantini.
- 1453–1454
Sotto la protezione di Venezia
Dopo la caduta di Costantinopoli gli isolani scelgono la protezione veneziana. L’isola diventa Scopelo della Serenissima.
- 1538–1540
Barbarossa
Khayr al-Din Barbarossa conquista e saccheggia l’isola. Nel 1540 Skopelos passa formalmente all’Impero ottomano. Segue la grande epoca della costruzione di chiese.
- 1830
Lo Stato greco
Con il Protocollo di Londra Skopelos entra a far parte del nuovo Stato greco.